La città è di tutti. Ciò che ha valore non ha prezzo

Dal 2024, quando è stato pubblicato il CISF Family Report “Città a misura di famiglia”, il CISF segue con attenzione le notizie, i dati e i contributi di dibattito legati alla vita nelle città e alle città effettivamente vivibili. Ed è così che la lettura del nuovo libro di Elena Granata, dedicato proprio alle condizioni…

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E.Granata, La città è di tutti. Ciò che ha valore non ha prezzo. Einaudi, Milano, pp.236, 18 euro

Dal sistema capitalistico che ha reso gli spazi comuni solo “disponibili a pagamento” all’emergenza abitativa, dal turismo massivo alla gestione dei parchi e dell’illuminazione pubblica, dalla scomparsa dei bambini dalle strade e dai quartieri al tema della fretta e della velocità, arrivando fino al paradosso tra l’affollamento delle città e le (troppe) nuove solitudini: i temi affrontati dall’autrice, professoressa di Urbanistica al Politecnico di Milano, entrano direttamente nella carne viva dei problemi che oggi rendono le città poco vivibili per le famiglie, e in qualche modo le lasciano indietro fino ad espellerle.

“In modi diversi le città europee raccontano una storia comune che nasce da cinque ispirazioni fondamentali”, scrive l’autrice nella premessa, “che la natura è di tutti, che i cittadini condividono un diritto alla salute, che lo spazio educa, che lo spazio pubblico ci fa cittadini, che il welfare (il benessere individuale e collettivo) è la forma spaziale della giustizia urbana”. E proprio l’urbanistica, spiega più avanti, dovrebbe essere la scienza che persegue questo obiettivo di giustizia, non certo solo attraverso il costruire, ma nel far convivere le persone “muovendosi costantemente sul delicato crinale tra sapere tecnico e responsabilità politica”.

La libertà di vivere la propria città è fatta di cose grandi e piccole. Prendere un caffè senza che il godimento di un grazioso spazio pubblico diventi un costoso consumo esclusivo, restare a parlare in una piazza, affittare a prezzi giusti a famiglie e studenti. Granata sottolinea che le città, oggi, si trovano a un bivio radicale tra l’attrarre e l’accogliere. La prima azione, nel lessico della competizione globale, significa attrarre capitali, risorse, turisti, investimenti, talenti, studenti. Accogliere, d’altra parte, significa prendersi cura, mettere chi arriva in condizioni di trovare spazi, servizi, relazioni, qualità della vita. Accogliere è più complesso di attrarre: implica pianificazione, visione, infrastrutture, servizi. Ed esistono purtroppo categorie che non sono attratte né accolte: lavoratori stagionali, nuovi trasferiti per motivi di lavoro qualificato, migranti, famiglie che si spostano.

Da dove iniziare, allora, per rendere le città più vivibili, per conciliare l’attrarre e l’accogliere? Serve un agire pensante, serve una visione politica, avverte Elena Granata. Il vantaggio e la speranza del cambiamento? Si trovano nelle nuove generazioni, che hanno molta voglia di una vita diversa, una vita buona, capace di sintonizzarsi tra bisogni interiori e convivenza pacifica e solidale. E nelle città stesse: plastiche (possono cambiare), narrative (riscrivono sempre la propria storia), relazionali (con un’identità che si forgia tra gli abitanti e gli ambienti) e mai concluse. Non smettono mai di diventare. Un’evoluzione che è anche speranza.

(Benedetta Verrini – Newsletter CISF n. 24 del 17 giugno 2026)

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